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Barba folta, penna in mano e quella maledettissima voglia di essere felice.

Il punto della situazione

È giusto fare il punto della situazione, ogni tanto. Serve a rimettere in ordine le cose, a ridarle il giusto senso, il giusto posto nel mondo.

La mia ultima pagina di diario, così come le Guide per la Felicità, risalgono esattamente a due mesi fa, l’attività social – per quanto non sia io un “fissato” ma apprezzi comunque la condivisione nelle sue varie forme – calata drasticamente, il libro che stavo leggendo allora è ad oggi ancora sul mio comodino (ho ripreso la lettura proprio un paio di giorni fa), le serie TV procedono lentamente e via dicendo. Questo per dire che le cose più facili da conteggiare, quelle sulle quali stavo dedicando gran parte del mio tempo libero, non hanno avuto più, in quest’ultimo periodo, l’attenzione che meritavano, la dedizione che meritavano.

Sono stati due mesi davvero intensi e quello che ho capito è stato che quando ci inoltriamo molto su quel delicato sentiero che porta verso la felicità, e che è esso stesso felicità, non possiamo calcolare bene le distanze, i dettagli. È un viaggio avventura, non ci sono prenotazioni da fare o itinerari da seguire, ma si va solo e soltanto verso una direzione, che è poi una direzione non tangibile fisicamente, non visibile, pertanto non inquadrabile a priori. E la parte più bella di questo viaggio è il farsi trasportare, aprire la vela e abbandonarsi ai venti interiori.

Lo dico io che sono uno assolutamente schematico e organizzato, io che ritengo che progettare le proprie attività (qualunque attività) per filo e per segno ci renda molto più produttivi e di conseguenza soddisfatti e di conseguenza felici.

A volte però le priorità cambiano in corso d’opera, oppure arriva una ventata di idee, o ci succede qualcosa che ci fa scegliere un percorso piuttosto che un altro, che ci obbliga talvolta ad un percorso piuttosto che a un altro, o chissà che cosa. Possiamo ritrovarci velocemente lontani da alcuni di quelli che erano i nostri punti fermi fino a poco prima e più vicini a nuovi mondi, nuove esperienze. Tutto fa parte dell’imprevedibilità e della grande bellezza della vita, e a noi resta soltanto la possibilità di seguire il flusso, che comunque deve essere il nostro flusso, la nostra direzione.

In questi due mesi mi sono massacrato di lavoro e i numeri sono assolutamente dalla mia parte. C’è grande soddisfazione da parte mia, perché vedo che quel progetto iniziato a dicembre sta dando tutti i suoi frutti, il volto dello Studio sta cambiando drasticamente in meglio, ma ovviamente c’è anche grande stanchezza, com’è normale che sia. E questa ci fa magari vacillare un po’ al pensiero di fare altre attività mentalmente impegnative, di stare altre ore al computer, dopo tutte quelle già passate in ufficio. Aggiungiamo che poco più di due mesi fa è arrivata Carol, la seconda cucciola di Labrador (altra mia grande passione) e che ovviamente, essendo lei una cucciola, necessitava e necessita di tante attenzioni (e necessitano sempre di tante attenzioni!), che tre settimane fa abbiamo aggiunto alla famiglia anche due gattini trovatelli abbandonati a venti giorni d’età (il maschietto purtroppo non ce l’ha fatta) e loro sì che necessitavano di tante attenzioni (sveglie notturne per la pappa ogni 2-3 ore, cure di ogni sorta, affetto, eccetera eccetera). Ma aggiungiamo pure che da quasi un mese ho ripreso ad allenarmi alle 6.30 del mattino 6 giorni su 7, con tanto di dieta drastica e ipocalorica per rimettermi in forma, perché ne sentivo e ne sento davvero l’esigenza, che stiamo ristrutturando casa e che quando torno quindi a casa la sera, stanco morto, magari c’è anche da dare una mano a mio padre per qualcosa che non è riuscito a fare da solo, e poi diverse altre cose.

Possono sembrare giustificazioni e infatti lo sono davvero.

Un periodo bello pieno, di tante cose fatte e poche ore dormite, un periodo molto stancante e con un caldo che ultimamente ammazza, ma ricco di gioie, di affetti e di soddisfazioni. Non so se adesso, andando in direzione di luglio e agosto e soprattutto delle ferie che arriveranno tra poco più di un mese, possa io avere più tempo e più energie da dedicare a tutte quelle passioni lasciate un po’ indietro in questi ultimi due mesi, ma staremo a vedere, anzi, starò a vedere.

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Tutto il resto è lavoro, faccende, idee, progetti e sogni

In quest’ultimo mese non sono riuscito a ritagliarmi del tempo per la scrittura e credo che ancora per un po’ sarà così. Tra il lavoro, dove a volte sono stato costretto ad entrare alle 7, lo svegliarsi presto in generale, le festività, Angela che è andata in Sardegna, l’infortunio a Nino e l’inizio dei lavori a casa, i miei ritmi si sono un po’ scombussolati e la stanchezza aumentata. E poi è arrivata una nuova piccoletta pelosa di due mesi (quindi due viaggi a Grosseto e tutto il resto) che piacevolmente (piacere suo e anche mio, ovviamente) si ruba tutto il mio tempo libero, porzioni di notte comprese.

Sono più stanco, questo è ovvio, ma non ho proprio il tempo materiale, in questo momento, per stare chissà quanto davanti al computer. Così come non sto riuscendo nemmeno a fare sport, anche se voglio ricominciare a breve. Se avessi un portatile sarebbe già ben diverso, per la scrittura intendo, potrei starmene giù sul divano (dove tra l’altro ho dormito alcune notti) quando i pelosi dormono e battere qualcosa, che invece non posso fare nello studio al piano di sopra perché la piccoletta inizierebbe a piangere. Di portarla su con me e lasciarla a giro per la stanza non è ancora il caso, distruggerebbe tutto e dovrei alzarmi ogni trenta secondi.

Ma comunque non ho un portatile. E non credo nemmeno che lo comprerò, visto che non ho alcuna esigenza davvero così importante. Quello che faccio infatti è guardarmi serie tv come non ho mai fatto prima, spaziando su vari generi, cosa che, devo ammettere, mi piace anche molto perché mi rilassa e perché le serie tv sono comunque a loro modo maestre di scrittura, se uno le guarda, come me, con occhio sempre critico. Una scrittura diversa, per immagini, ridotta, ma pur sempre una scrittura efficace e molto più narrativa rispetto ai singoli film.

Così potrei dire che alterno fasi di vivacissimo gioco, fasi di stanchezza assoluta e fasi di divano terapeutico, una passeggiata o due nel weekend con Nino (Carol non è ancora pronta, ovviamente) e poco altro.

Tutto il resto è lavoro, faccende, idee, progetti e sogni.

La vita tutto l’anno

È soprattutto quando sto a casa, durante i weekend sì, ma ancor di più durante le festività e le ferie (se durano più di un weekend), che mi accorgo dell’enorme differenza che c’è tra il tempo trascorso con i propri affetti, le proprie passioni e il tempo invece che passa ignorante come una furia nei giorni di lavoro.

Non che non lo sappia già o che non lo riconosca anche in altri momenti, ma è proprio quando sono lì a vivere davvero, che niente è più un’urgenza, che non c’è l’ansia di finire subito il tempo di quelle piccole (troppo piccole) finestre temporali che ci possiamo concedere, che la mente si rilassa, si libera, si proietta verso un mondo di se e di ma.

È un problema di allineamento, di mettere la propria vita in sintonia con la propria mente, quella non pensante e non pesante, quella istintiva, leggera, naturale.

Durante le vacanze, anche se per un tempo comunque limitato, avviene proprio questo. Non si pensa più a tutti i problemi del lavoro, non si pensa più nemmeno al problema stesso del dover andare a lavoro, e la mente prende aria, respira. È come se vivessimo in apnea per tutto il tempo e poi riuscissimo finalmente a riemergere. Si possono fare passeggiate senza l’orologio al polso, giocare con i propri bambini o con i propri cani, leggere libri, stare insieme agli amici, ai genitori, ai nonni (per i fortunati che ce li hanno ancora), ci si può rilassare al sole, ma anche all’ombra, godendo di ogni piccolo rumore, profumo, filo di vento che ci accarezza la pelle.

Ci accorgiamo di essere in sintonia. Cambiano in noi le percezioni, le sensazioni. Tutto si amplifica, tutto sembra essere ok.

In quei momenti, e solo in quei momenti, riesco a sentirmi davvero vivo, a percepire in pieno la bellezza della vita, del tempo che non è più un nemico. E ogni volta che questo avviene è un passo in più verso quella ricerca di costruire attorno a me uno stile di vita che sia tutto mio, completamente allineato, appunto. Un passo in più verso le grandi decisioni, verso le grandi scommesse, che poi sono il vero pepe della nostra esistenza.

Una goccia in più nel vaso della felicità.

Per una vita che non sia di pochi giorni.

Per una vita che sia tutto l’anno.

Soltanto una buca da evitare

Devo ammetterlo, mi sono un po’ perso in quest’ultimo mese. Mi sono allontanato di qualche chilometro dal mio obiettivo di felicità. Vecchie ansie e vecchi stress si sono gettati davanti a me sbarrandomi di nuovo la strada, dirottandomi su percorsi che io oggi definisco alternativi, ma che sono la normalità della maggior parte delle persone che non aprono davvero gli occhi sulla propria vita.

Il lavoro, la bestia nera di questa nostra bella società produttiva. Sempre lui.

Però, ecco, la mentalità vincente è la mentalità di chi, se inciampa (perché tutti noi inciampiamo e inciamperemo sempre), se ne accorge e sa come dare di nuovo inizio al suo cammino. Qui sta la differenza. Aver cominciato questo mio percorso mesi fa è quello che oggi mi fa rendere conto di ciò che mi sta succedendo (nel bene e nel male) e che mi permette di auto-gestirmi per ritornare in carreggiata. È una differenza abissale, sostanziale. E tutto parte sempre da quel concetto di consapevolezza che professo tanto, soprattutto nelle mie Guide per la Felicità.

Senza consapevolezza siamo trascinati, letteralmente, dalla corrente, dal flusso della massa, dalla società, dagli eventi, dagli altri. Con la consapevolezza e con un obiettivo che è il più bello e giusto del mondo, invece, niente e nessuno potrà farlo, se non, appunto, quando inciamperai. Quando non sei più ben piantato con i piedi per terra, allora gli altri possono tirarti dalla loro parte, farti vacillare, farti perdere la via. Ma se hai consapevolezza, dura un attimo. Rimetterai i piedi per terra e ripartirai, più forte di prima perché arricchito da un’esperienza di allontanamento che saprai meglio come evitare in futuro. Saprai come riconoscerne i segni ed evitare che si ripeta.

E questo è il mio momento, per riprendermi tutta la serenità di cui ho bisogno, per rimettere i piedi per terra e ripartire. Niente e nessuno deve interferire con la mia vita. Può succedere, a tratti, e capiterà ancora, ma sarà soltanto una buca da evitare passando di lato, per rimettersi poi subito diritti verso la meta.

A testa alta.

06. Come eliminare i conflitti (seconda parte)

Già, che cosa è giusto? E che cosa è sbagliato?

Ho introdotto questo discorso nell’articolo precedente parlando di conflitti esteriori e conflitti interiori. A parte quello già detto sull’argomento, è inevitabile prima o poi scontrarsi con un concetto importantissimo, oserei dire fondamentale per quanto riguarda l’accettazione del mondo e di quello che succede su di esso.

Il bene e il male è qualcosa che ti viene insegnato fin da quando sei un bambino, i tuoi genitori, i tuoi nonni, il tuo fratello maggiore, i tuoi zii, il catechista, l’allenatore della squadra dove giochi, gli insegnanti. Ognuno, nel suo ramo e purtroppo non solo in quello, ti dice cosa devi e non devi fare, cosa è il bene e cosa il male (e magari anche chi), quello che è giusto, appunto, e quello che invece è sbagliato. Ora, niente di male in tutto questo, se gli insegnamenti sono positivi, fa parte semplicemente del processo con cui tramandiamo l’etica di un popolo e la sua cultura alle generazioni successive.

Ma il punto non è affatto questo.

Ci sono genitori che potrebbero insegnare ai loro figli a rubare, altri che potrebbero insegnare che le diversità vadano represse, soppresse, altri ancora che le donne vadano punite quando hanno determinati comportamenti (che determinano gli uomini), che vadano puniti tutti coloro i quali abbiano un credo diverso, e tante altre oscenità che immaginerai benissimo da solo e che quindi evito di elencarti. A quel punto, forse, penserai che il concetto di giusto o sbagliato inizi a vacillare.

È il primo passo. È il primo passo per capire (ed è fondamentale questo passaggio) che non esiste un concetto di giusto o sbagliato in valore assoluto. Questo stesso concetto è un concetto creato e tramandato dagli uomini, ognuno con la sua cultura e la sua storia. Noi pensiamo che uccidere sia sbagliato, e sarà quasi impossibile cambiare idea, ma c’è chi non la pensa così. Sbaglia lui? Potremmo dire di sì, siamo certi che sbagli lui, ma lo diciamo soltanto perché nella nostra cultura uccidere è sbagliato. In una cultura che la pensasse all’opposto, quelli che sbagliano saremmo noi.

Bisogna sempre cercare di osservare le cose da angolazioni diverse, anche da quelle esattamente contrarie alle nostre. Serve a capire, a riflettere e infine ad accettare. Ma non dico che si debba accettare che qualcuno uccida, per quanto questo poi possa essere il risultato finale delle nostre riflessioni, quanto invece che si debba accettare che qualcuno pensi che sia giusto farlo. Non siamo gli unici su questa Terra e tutto fa parte di un’evoluzione, di una lotta alla sopravvivenza che ci ha portato ad essere quelli che siamo. Le persone si scandalizzano che qualcuno violenti qualcun altro, che qualcuno faccia guerre, che qualcuno si approfitti dei bambini, che qualcuno uccida altri esseri viventi per le più svariate ragioni. Sono comportamenti disgustosi, non c’è dubbio. Ma non sono comportamenti anomali, niente è anomalo se esiste. Fanno parte degli atteggiamenti insiti nell’essere umano, abbiamo prova di questo ogni giorno. E ogni giorno, ogni minuto, nel mondo animale possiamo assistere a cose di questo genere. Nessuno si interroga sul fatto che per gli animali possa non andare bene così com’è, anzi, nella maggior parte dei casi si cerca addirittura di preservare tale natura istintiva per salvaguardare gli ecosistemi. Perché se un leone ammazza un altro leone per conquistare una leonessa o un territorio va bene e se un uomo ammazza un altro uomo per conquistare una donna no, o se ammazza qualcuno per una questione di confini no? Perché l’uomo dovrebbe fare eccezione a tutto questo? Perché proprio lui, che è l’unico essere vivente sul pianeta la quale ipotetica assenza migliorerebbe di gran lunga il pianeta stesso? Perché l’uomo ha il buon senso e gli animali no? Perché l’uomo ha la ragione e gli animali no? Non mi pare proprio che sia così, visti i risultati.

La differenza sta nel fatto che la natura degli animali viene osservata, quella dell’uomo viene invece vissuta ed etichettata. Non riusciamo ad essere osservatori di noi stessi, mentre invece riusciamo ad esserlo benissimo degli altri, anche e soprattutto se della stessa razza.

Se riuscissimo, come dico spesso, ad aprire la mente e riportarla indietro verso l’origine delle cose, se riuscissimo a resettarla e ad immaginarla priva di qualsiasi condizionamento, le parole giusto e sbagliato non le conosceremmo neppure. Una cosa è, e basta. Non è giusta, non è sbagliata, è solo una cosa che sta accadendo in quel modo e in quel momento, e noi possiamo solo osservarla, capirla, ma non giudicarla.

Quando iniziamo a dividere il mondo in giusto e sbagliato, iniziamo a creare conflitto. E se c’è conflitto, non c’è accettazione. E se non c’è accettazione, non c’è felicità.

Con chi ci dobbiamo arrabbiare se succede qualcosa? A chi dare la colpa di un tale evento? Chi mettere nel mirino? Tutto ciò serve soltanto a scaricare le responsabilità, a farti sentire più leggero, ma è una leggerezza passeggera, è come ubriacarsi per dimenticare: non dimentichi per sempre, dimentichi soltanto fino a quando non ritornerai nuovamente sobrio. E poi è peggio di prima. Se invece riesci ad accettare il mondo, se riesci a togliere l’etichetta del giusto o sbagliato, allora non hai bisogno di scaricare alcuna responsabilità, non hai bisogno di ubriacarti, di sentirti temporaneamente più leggero, perché più leggero lo saresti sempre, costantemente.

È un lavoro difficile questo, non è una cosa che si fa dall’oggi al domani. Però oggi puoi cominciare a rifletterci, puoi cominciare a lavorare su te stesso, sul non colpevolizzarti per qualcosa che hai fatto in passato e che ti fa stare male ancora oggi, e puoi iniziare poi ad estendere questo pensiero anche sugli altri, a chi ha fatto cose contro di te, alle cose di tutti i giorni, a tutto il resto.

E pian piano pulirai la tua mente, la disintossicherai, letteralmente, e sarai più sereno, più saggio e anche un po’ più felice di prima.

Garantito.

Cose che ognuno di noi sente

Ci sono cose che ognuno di noi sente, dentro, nel profondo. Cose che gli appartengono. Sono emozioni che cercano di farsi spazio, che cercano una via d’uscita, ma che spesso vengono trattenute per i motivi più svariati, respinte indietro da dove sono venute. E siamo noi che le respingiamo, siamo noi che non permettiamo a queste emozioni di esplodere. La verità è che nella nostra vita abbiamo imparato a impersonificare il nostro stesso male, ad essere la prigione di noi stessi. Per comodità, forse, per vergogna, a volte, o per paura.

Ho sempre avuto un certo tipo di legame con gli animali, un legame diverso. Qualcuno la chiama empatia, qualcuno sensibilità, non saprei, ma quello che so è che nel tempo questo legame è cresciuto sempre di più, andando nella direzione opposta di ciò che invece mi è accaduto con le persone. Forse è naturale, forse è del tutto prevedibile e normale allontanarsi dalle persone con il passare degli anni. Le persone ti deludono, ti feriscono, ti sfruttano, ti tradiscono. Le persone ti incattiviscono.

Gli animali no.

Una cosa su tutte apprezzo negli animali, così come nei bambini: la sincerità. Non c’è l’odio, non c’è l’arroganza, non c’è la menzogna. È un qualcosa di assolutamente coerente con la mia immagine di felicità.

Molto probabilmente è stata mia madre a trasmettermi questa passione, quasi sicuramente è stata lei. Non ho altri ricordi di persone che si rapportassero con gli animali in un modo speciale, se non quello di lei che, sin da piccola, ha amato gli animali con lo stesso legame diverso che vedo oggi in me. Da sempre.

Mia madre poi diventò biologa, io vegetariano.

Fu proprio il mio traguardo, quello, mi sentii completato e davvero in pace con tutto il regno animale, e con la natura più in generale, soltanto dopo quella scelta. Tutto vibrava di un’armonia nuova. Mi sentii finalmente coerente, come se dentro di me sapessi già da prima che qualcosa non si stava allineando completamente. Capire che non potevo amare gli animali e al tempo stesso mangiarli fu una rivelazione, come se fino a quel giorno camminassi ad occhi chiusi e poi d’un tratto li aprissi. Una connessione mente-cuore, non saprei bene come definirla.

Domenica sono andato a conoscere dal vivo la mia nuova piccoletta, la cucciola di Labrador che si unirà alla famiglia il 20 aprile. Mi sono fatto oltre 300km in moto soltanto per stare con lei una mezz’oretta, per farmi mordicchiare le dita con i suoi dentini aguzzi come spilli. Ognuno passa il suo tempo come vuole, no? Non sono uno che usa la domenica per recuperare dalla sbronza del sabato, diciamo. Per me la bella vita non è certo una vita di locali e alberghi di lusso, ma una vita di tempo libero, di affetti, di natura, una vita semplice.

Guardo davanti a me e non riesco a vedermi senza cani attorno. È una passione che si sta trasformando in un bisogno. Semplicemente ho imparato a sentirmi, a capirmi. Sono ritornato all’origine delle cose e sto lasciando che la mia vita prenda la direzione giusta. Non voglio sentirmi in trappola, ma libero di essere e di vivere la mia verità.

Non ci sono scuse per non essere felici, ma soltanto cose che ognuno di noi sente.

06. Come eliminare i conflitti (prima parte)

La felicità non ammette conflittualità, né esteriore, né tantomeno interiore, seppure le due cose siano strettamente legate da una corda indistruttibile.

Entrambe si possono combattere e quindi sconfiggere solamente con la nostra mente, con la nostra volontà, poiché, come infatti dicono in Oriente, l’avversario di una qualunque lotta è interno a noi stessi, a differenza del pensiero occidentale per il quale la lotta è sempre contro un avversario esterno, una seconda persona, qualcuno che non siamo noi.

E hanno ragione gli orientali, a mio parere, perché se qualcosa ti disturba, se qualcuno ti infastidisce, se le azioni di qualcun altro ti fanno arrabbiare e stare male, a volte andare addirittura fuori di testa, be’, il problema sei per forza tu. Voglio dire che non puoi certo eliminare tutte le persone che ti provocano sofferenza. Per quanto non sia fattibile concretamente, ti ritroveresti a dover eliminare il mondo intero. Questo perché ci saranno sempre persone che non si comportano come vorresti (per fortuna). E nemmeno puoi convivere con quella sofferenza, con quella rabbia, con quella delusione, eccetera eccetera, perché staresti da schifo per tutta la vita, colmo di conflitti, di nervosismi, di sfoghi, altro che felicità.

Non hai quindi altra soluzione se non quella di impedire che quelle cose che comunque sono avvenute, avvengono e avverranno sempre e per sempre, proprio perché indipendenti da una tua scelta, ti disturbino. E ti garantisco che ce la puoi fare, è solo una questione di approccio, di accettazione della realtà, dei difetti, dei mali del mondo. E dato che ce la puoi fare, capisci bene quanto sia vero il concetto orientale di lotta interiore. Capisci bene che se qualcuno ce la fa e qualcun altro non ce la fa, la colpa non può essere certo attribuita ad una terza persona.

Come al solito, e non mi stancherò mai di ripeterlo, dovessi pure scriverlo ad ogni articolo, tutto dipende da te.

E inizia dall’accettazione, è su quella che devi lavorare il più possibile. Accettare non significa essere d’accordo, sia chiaro, bensì riuscire ad estrapolare dalla tua testa tutte le influenze culturali, sociali e familiari che hai ricevuto, e che continui a ricevere ogni giorno, anche se non credi che sia così, anche se non te ne accorgi, ed iniziare a pensare al netto di tutto questo. Devi riuscire a portare la tua mente ad uno stato di purezza, di illibatezza, di integrità verginale, devi cancellare da te stesso ogni pensiero di critica (buono o cattivo che sia), ogni etichetta (come già detto in uno degli altri articoli di queste guide) e diventare un puro e semplice osservatore della vita. Devi provare a pensare che davanti ai tuoi occhi tutto accada come se fosse la prima volta, senza che ci sia stato mai giudizio alcuno da parte di chicchessia.

Facendo questo tipo di lavoro per qualunque cosa ti crei problemi (possono essere anche cose che non ti riguardano direttamente, tipo omicidi che senti al telegiornale, stupri, guerre, decisioni politiche, eccetera), riuscirai innanzitutto a prendere le giuste distanze, necessarie per riuscire ad osservare meglio qualsiasi cosa, limitando il tuo coinvolgimento, ma soprattutto riuscirai ad accettare che quelle cose succedano, che non dipendono da te e che quindi non è giusto che ti facciano stare male, riuscirai ad accettare che l’uomo è cattivo, che il tuo amico ti ha tradito, che la tua ragazza o il tuo ragazzo ti ha lasciato, che tuo padre ti ha abbandonato, che il tuo datore di lavoro ti ha licenziato, che una persona a te cara è deceduta. Potrai sconfiggere qualunque tipo di conflitto se riuscirai ad accettare che un fatto avvenuto sia semplicemente un fatto avvenuto e niente di più, che non dipende da te, che è insito nella nostra natura, così come la morte, la crudeltà, la bassezza morale.

Tutto fa parte dello scorrere del tempo e della nostra vita su questo pianeta. Come osservi le stagioni che cambiano senza incazzarti con l’universo perché le ha fatte cambiare (a dire il vero c’è anche qualcuno che crea conflitti su questo, pensa all’assurdità), così devi osservare qualunque cosa si svolga su questo pianeta. E quando dico qualunque intendo proprio qualunque, non c’è nessuna eccezione.

Questo porta ad un altro discorso importantissimo, che è quello della differenza tra cosa è giusto e cosa è sbagliato, ma lo affronterò nella seconda parte di questo stesso articolo.