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04. Come non farsi problemi

Tutti ci facciamo problemi.

Per qualunque cosa, ci facciamo problemi.

Ti fai problemi sulle cose già vissute, sulle decisioni già prese, ti fai problemi su quello che verrà, sulle conseguenze delle tue azioni o direttamente sulle azioni che pensi di fare in un futuro prossimo, vicino o lontano che sia. Ti fai persino problemi su cose che non dipendono da te.

In realtà quello che fai, o meglio che fa la tua mente, è creare problemi, inventarli, costruirli e infine viverli. Le cose attorno a noi, di per sé, non hanno problemi. Innanzitutto perché il termine “problema” è da noi stessi coniato per indicare quelle situazioni che presentano difficoltà, ostacoli, dubbi, inconvenienti più o meno gravi da affrontare e risolvere. Ma ogni cosa che dobbiamo fare ha delle difficoltà di realizzo, anche bere un bicchiere d’acqua necessita di un impegno fisico e motorio, ma non per questo lo definiamo un problema. Potrebbe esserlo per chi soffre di patologie gravi, per chi è paralizzato, per chi ha perso la capacità alla deglutizione e vive in un letto d’ospedale collegato ad una sacca di liquidi, ma generalmente riteniamo semplice bere un bicchiere d’acqua (tant’è che esiste il detto è facile come bere un bicchiere d’acqua).

Capisci bene, quindi, che ognuno di noi, in base alle proprie capacità e, aggiungo io, in base alle proprie capacità di affrontare la vita, definisce o meno quali per lui rappresentino dei problemi e quali no. Questo dovrebbe essere già sufficiente a farti riflettere, a farti intuire che il vero fulcro della storia sei tu e soltanto tu.

Allora direi di fare il passo successivo. Se sei tu a definire una situazione come un problema, semplicemente inizia a pensare che non lo sia, innanzitutto. Inizia a credere non solo in te stesso, ma nel fatto che bene o male tutto è risolvibile, che tutto ci sembra più grande di quello che è, che tutto è soltanto il frutto della nostra mente spaventata, ma non è la realtà delle cose. Se hai fatto l’università, o se la stai facendo, saprai benissimo quante volte capiti di pensare di non sapere niente, di non essere preparati per un esame e poi, invece, passarlo con voti altissimi, rispondendo bene a qualunque domanda. Non è fortuna, non ti hanno chiesto le uniche tre cose che sapevi. Banalmente, la tua mente ha creato un problema laddove non c’era, ha creato una situazione che non è mai esistita, e l’ha creata talmente bene da fartela realmente vivere come vera fino ad un millesimo di secondo prima della prima domanda del professore.

Continuiamo con questo esempio.

Mettiamo anche il caso che ad un esame ti vada male. Può succedere, è normale. Ma ha comunque senso andare a quell’esame con l’ansia, la paura, la cagarella (persone che si cagano davvero addosso)? Può essere in qualche modo utile al tuo esame, alla tua salute, a qualcosa? La paura, in generale, è soltanto un freno. Può salvarti la vita se per paura di qualcosa non fai atti stupidi che potrebbero ammazzarti o infortunarti gravemente come, che ne so, lanciarsi da una scogliera di 20 metri, correre a 200 all’ora con una moto, eccetera eccetera, ma per le attività “normali” della tua vita, la paura è solo un terribile handicap che ti porti addosso per tua scelta, o perché non sai come affrontare la vita, perché non hai mai riflettuto su queste cose.

Ed è così per qualsiasi cosa.

La paura è d’intralcio, devi eliminare la paura. Ti chiederai come fare, è ovvio. Be’, per eliminare la paura devi riuscire per prima cosa, come dicevo anche nell’articolo precedente, a focalizzarti sull’attimo presente. Tu stai vivendo in questo preciso istante. Intendo proprio ora mentre stai leggendo queste mie parole. E nemmeno tutte, solo questa parola. Nell’attimo presente non hai nessun problema. Se hai pensieri per qualcosa di già fatto, be’, sappi che l’hai già fatta e indietro nel tempo non si può tornare; se hai pensieri per qualcosa che credi avverrà, e credi avverrà in un determinato modo, anche per questo sappi che quella cosa non è mai esistita. Le ore 21.00 di oggi, se adesso sono le 20.15, non sono mai esistite. Vivi l’attimo presente e non farti mai influenzare da qualcosa che non lo sia. Questo per prima cosa.

Come seconda cosa, devi lavorare su te stesso e sulla fiducia che hai di te stesso. E non dico solo per quanto riguarda la risoluzione di situazioni che ti si presenteranno nel lavoro, in famiglia, nella vita in generale, ma anche per quanto riguarda i pensieri che fai, le azioni che faresti.

Shakespeare diceva “essere, o non essere: questo è il problema”. Ed è proprio questo, infatti, l’unico problema che hai. Se riesci davvero a capire cosa significhi essere e ti comporti di conseguenza, non ti farai mai problemi. Se qualcuno si fa problemi per le cose che pensi, dici o fai, è questo qualcuno che sta creando un suo problema, non tu.

Come può essere che un pensiero, una certa idea a riguardo di qualcosa, sia per noi stessi un problema? Pensare questo è pura follia, quasi come se ogni individuo si sdoppiasse in due individui diversi e contrastanti, che lottano continuamente senza trovare una soluzione.

È questo il punto: non c’è soluzione.

E non c’è soluzione, perché non c’è un problema.

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Ciao, come stai?

Una domanda in apparenza banalissima, eppure. Eppure c’è un mondo dietro, dal quale però ci sentiamo subito in dovere di scappare, di allontanarci.

– Bene, grazie.

È la risposta più classica, la più sentita, la bugia che va di moda oggi. Ed è esattamente quello che gli altri si aspettano che gli rispondiamo, quello che sperano che gli rispondiamo. Ma non per noi, non per un vero e nutrito interesse nei nostri confronti, ma per paura. Solo per paura. Paura di addentrarsi in quel mondo che c’è dietro, in quell’universo che c’è prima, durante e dopo una domanda del genere. Paura di fare propri i problemi dell’altro, di tappezzarsi di negatività, di riempirsi tanto da non poterlo sopportare, di esplodere.

No.

Siamo arrivati al punto che mentiamo senza nemmeno pensarci un attimo, perché, siamo sinceri, chi di noi sta davvero così tanto bene da poter rispondere “bene, grazie”, completamente conscio di quello che davvero significhi un’affermazione del genere? Chi di noi non ha ansie, preoccupazioni, delusioni, paure? Ci siamo abituati alla finzione, più che alla realtà. La finzione è diventata il nostro credo, la nostra realtà, il nostro modo di essere, è ben assorbito in noi, e la realtà è diventata invece una nuova forma della finzione.

Prova a dire quello che pensi e risulterai banale, sciocco, pazzo. Risulterai finto. Sarai accusato di mascherare il tuo “vero” pensiero in virtù di una gloria effimera, di voler sembrare migliore agli occhi di chi ti ascolta, legge o vede. È la percezione dell’intero sistema umano ad essere distorta, falsata, contraffatta. Da noi stessi, e lentamente, negli anni.

– Ciao, come stai?

Prova a dire la verità, per una volta, inizia a parlare per un’ora o due e osserva che succede. Non puoi farlo, l’altra persona se ne andrebbe dopo cinque minuti. Tirerebbe fuori una scusa, l’ennesima bugia e se ne andrebbe. E se ne andrebbe perché in realtà di come stai non gliene frega niente. Allora tanto vale che giudichiate da soli: mi vedete, sono in piedi, respiro, parlo, mi muovo, tanto male non dovrò poi stare. Inutile chiedere se poi ci accontentiamo di un bene, grazie.

Ma riflettiamo, per favore, riflettiamo. Stiamo sempre più peggiorando il mondo, in maniera direttamente proporzionale alla distanza che stiamo prendendo da esso. E stiamo peggiorando noi stessi, senza neppure accorgercene.

– Ciao, come stai?
– Ti interessa davvero?

E scoprirai i veri amici che hai.

È un gioco di incastri.